Giardini mediterranei - Mediterranean gardens
“I giardini sono una forma di autobiografia”
Sydney Eddison
È vero? Probabilmente sì o, quanto meno, mi piace credere che sia così, perché conosco bene la dedizione che chi ama le piante e i fiori impiega, mettendo in gioco tutte le proprie energie, le proprie visioni di un mondo migliore e la realizzazione di un piccolo proprio universo. Il linguaggio dei fiori, poi ancor più, esprime stati d’animo, evoca sentimenti e, talvolta, l’architettura di un giardino può rappresentare una sorta di viaggio, di percorso catartico di crescita interiore.
D’altro canto, non è forse un’arte quella che nell’antica Cina e nel vicino Giappone si è sviluppata, ben prima dell’anno 1000? Lo è, con fortissime valenze che guardano alla filosofia e all’umano sentire, non solo e non già verso una ricerca estetica fine a stessa, quanto, invero, qualcosa in più, come la volontà di creare un micro mondo atto alla meditazione, alla contemplazione, al rapporto profondo con il sé. In occidente, invece, l’arte dei giardini ha visto la trasformazione da quelli coltivati nei monasteri fino ai grandi “giardini all’italiana”, “alla francese” e “all’inglese” in cui il rigore e la bellezza, tesi verso un’ideale immaginifico, rispecchiava, d’altro canto, l’indole del proprietario e che dire, dunque, dei grandi giardini come quelli della Reggia di Caserta o di Versailles, solo per citare i più noti?
Il ricordo, le immagini di meravigliosi parchi si ridimensiona dinanzi a due opere profondamente poetiche, essenziali, intime, quali i dipinti presentati da Cecilia d’Angela, dal titolo Giardini mediterranei 1.1 e Giardini mediterranei 1.3. Tornano, così, a Bologna due splendide raffigurazioni che sono la filiazione di una particolare serie appartenente alla produzione della pittrice, la quale ha scelto di rivolgere la propria attenzione a quella serie di interazioni che intercorrono nel rapporto tra uomo e natura, osservate secondo una valenza antroposofica e psicologica. In tal caso dunque la d’Angela compie un passo oltre quanto affermato dalla paesaggista e scrittrice inglese Sydney Eddison, non si sofferma infatti, su una dimensione autobiografica, ma tende ad una indagine a più ampio spettro. Osservando Giardini mediterranei 1.1 e 1.3 emergerà quella luminosità, quell’energia, quella rigogliosità tipica della terra della pittrice, la Puglia, che Ella sembra scrutare , lasciandosi affascinare e facendo sì che il fruitore si immerga completamente nell’atmosfera surreale e quasi onirica ricreata sulle grandi tele. Il colore, poi, riveste ruolo principe, mentre il realismo mimetico cede talvolta il passo ad una emozionale resa, talvolta più sfocata, talvolta più suggestiva e potente. Il lirismo suggerito dall’immagine si fonde con quello che ne scaturisce sul piano emotivo, in cui tutti i sensi paiono partecipare a quello spettacolo, laddove l’intensità della bellezza non è sempre ricerca di una grazia effimera, quanto, per dirla con Pierre Grimal:
“Nel suo tentativo di delimitare il caos, il giardino è il recinto meraviglioso in cui si impara a “barare” con le leggi della natura.”
L’artista brindisina non bara, tutt’al più offre una versione magicamente edulcorata e fiduciosa di quel caos che è meglio lasciar fuori dai suoi Giardini mediterranei, per un istante di pace.
Galleria Farini Concept
Palazzo Fantuzzi, Bologna
Novembre 2016
Tutti i testi critici e i volumi editi dalla Galleria Farini Concept sono raccolti e collezionati nell’archivio della Biblioteca di Storia dell’Arte ed Estetica dell’Università Carlo Bo di Urbino, su richiesta del Rettore dell’Ateneo il Magnifico Prof. Stefano Pivato.


